Perché il vero obiettivo del MES riformato è disciplinare i paesi debitori con lo spettro dell’insolvenza di stato

Voci dalla Germania Revival – A distanza di quasi 4 anni dalla sua prima pubblicazione riproponiamo un articolo molto importante ed incredibilmente ancora attuale che ci spiega esattamente cosa significa per il radicalismo di mercato tedesco il trattato del MES e quali sono le sue pesanti implicazioni per i paesi debitori del sud. Ne scrive Werner Polster su Makroskop 

bandiera UE

Da molto tempo in Europa gli estremisti dell’ideologia di mercato tedeschi si battono per avere una legge sull’insolvenza degli stati. Ora i solerti funzionari di Herr. Scholz hanno trovato il modo di introdurre l’insolvenza di stato in maniera clandestina all’interno del quadro normativo europeo.

“Vogliamo trasformare il meccanismo europeo di stabilità (MES) in un Fondo monetario europeo (FME) controllato dal parlamento, da inserire nel diritto europeo”.

Questa proposta era già presente nell’accordo di coalizione fra Unione e  SPD siglato nel 2017. Anche se oggi non si parla piu’ della trasformazione dell’ESM in un FME e di un suo ancoraggio nel diritto europeo. 

Il fatto che silenziosamente si sia abbandonata l’idea di ridefinire il meccanismo come un fondo monetario, potrebbe anche andare bene. Dopotutto, i fondi monetari sono responsabili della regolamentazione delle questioni monetarie internazionali e l’unione monetaria europea non è poi cosi’ internazionale.

La questione del diritto UE è già più seria: se il MES dovesse essere ancorato nel diritto dell’UE, sulla scena europea si ripresenterebbero una parte delle divisioni provocate dalla Germania nel corso della cosiddetta crisi dell’euro. A Berlino i sovranisti e i liberali tedeschi si erano già opposti ad una sua introduzione nel diritto dell’Unione – a tal proposito la Commissione aveva presentato una proposta di riforma del trattato nel 2017 – e ovviamente avevano avuto successo. Del resto è scritto in maniera chiara ed esplicita sul documento di un think-tank nazional-liberale: l’elemento centrale è che nulla nel MES potrà essere deciso contro la volontà della Germania. E ciò non sarebbe più garantito se il trattato venisse inserito nel diritto dell’Unione.

Il nome del nuovo MES riformato in realtà è poco importante. Ma se l’onestà dovesse essere un criterio per la sua denominazione, allora sarebbe meglio chiamarlo “fondo per il salvataggio degli stati” o – ancora meglio – “Bail-out fund”, in contrasto con l’attuale clausola di non salvataggio presente nel TFUE in vigore. Le questioni europee sono sempre così complicate.

La riforma del MES, che avrebbe dovuto essere approvata nel Consiglio europeo di dicembre 2019, è bloccata perché l’Italia (e altri paesi) vi si oppongono. Perché? Il punto è che il Consiglio europeo, nell’ambito del MES riformato, ha provvisoriamente concordato una sorta di diritto fallimentare per gli stati. Gli italiani sono stati spinti ad opporre resistenza dai sovranisti della Lega in quanto la riforma avrebbe reso piu’ facile il fallimento degli stati, rendendo i titoli di stato italiani più costosi, riducendo significativamente in questo modo la sovranità del paese.

Una legge fallimentare per gli stati

La disciplina del diritto fallimentare per gli stati è in cima alla lista dei desideri politici degli estremisti di mercato. L’intervento dello stato nell’economia – diversamente dal tanto stimato stato di diritto – dovrebbe essere ulteriormente ridotto nelle sue possibilità fino a trasformare lo stato in un mero partecipante al mercato. O – ancora meglio – un non partecipante nel caso in cui non possa piu’ prendere denaro in prestito, il che, come è noto, è una delle visioni del Ministero delle finanze tedesco, ora guidato da un socialdemocratico.

Sebbene nell’Europa del dopoguerra e prima della crisi europea ci fossero stati solo due casi di insolvenza, la Germania nel 1945 e la Russia nel 1997, il radicalismo di mercato ha continuato a condurre una vivace discussione sull’insolvenza degli stati. La Germania – ancora una volta – ha il merito di aver riaperto la discussione riportando dal Terzo mondo nell’Europa civilizzata del 2012 l’argomento della bancarotta di stato  e facendo della Grecia un esempio da imitare. Da allora, nel campo degli estremisti del mercato, la discussione è proseguita a un ritmo notevole.

Ma la legge sull’insolvenza degli stati è molto popolare anche nella sinistra, la quale si rallegra perché finalmente in caso di insolvenza di stato, anche le banche e gli stati imperialisti sarebbero costretti a versare un po’ di sangue. Lo si può osservare in particolar modo nel dibattito sulle politiche di sviluppo, ma tali voci erano presenti anche nel dibattito sulla Grecia.

I contrabbandieri tedeschi al lavoro

Da molto tempo in Europa gli estremisti del mercato tedeschi si battono per avere una legge sull’insolvenza degli stati. Ora i solerti funzionari di Herr. Scholz hanno trovato il modo di introdurre l’insolvenza di stato in maniera clandestina all’interno del quadro normativo europeo. La cosa assurda è che la maggior parte dei paesi della zona euro si è fatta imporre questa follia.

Il trucco è il seguente: il MES deve essere riformato. Finora, il meccanismo in quanto tale era ancora relativamente libero dal radicalismo di mercato e avrebbe potuto essere utilizzato anche per una politica economica ragionevole. Ora invece nel trattato si dovrà inserire che prima di concedere un programma di assistenza finanziato dall’ESM è necessario garantire la sostenibilità del debito. E se il debito non dovesse essere sostenibile, allora ci sarà una ristrutturazione, fino a quando la sostenibilità del debito non sarà garantita. I mercati finanziari naturalmente ne saranno consapevoli e prezzeranno un livello di rischio aggiuntivo nelle loro richieste in termini di tassi di interesse. Questi sono i timori principali. E non sono del tutto infondati.

La sostenibilità del debito pubblico è un altro concetto che arriva dalla cucina velenosa degli estremisti di mercato. Si fa ricorso a criteri pseudoscientifici a piacimento, interrogando la sfera di cristallo per dare una risposta alla domanda: questo stato in futuro potrà ancora garantire il pagamento degli interessi e il rimborso delle obbligazioni?

Chi è responsabile della decisione sulla sostenibilità del debito? In realtà questo punto non viene affrontato nella bozza. Il testo si riduce a indicare che alla fine a decidere saranno il consiglio dei governatori del MES, vale a dire i ministri delle finanze della zona euro insieme alla Commissione europea, in ogni caso non sarà più lo stato interessato, fatto che rappresenta una  perdita significativa in termini di sovranità.

L’obiettivo evidente della riforma del MES è quello di agevolare l’insolvenza degli stati, secondo i gusti del radicalismo di mercato. Come dovrebbe funzionare tutto ciò? Dal 1 ° gennaio 2013, tutte le obbligazioni europee incorporano una cosiddetta „double-limb CACs“ (clausola di azione collettiva), una clausola che richiede una doppia maggioranza per la sua ristrutturazione: una maggioranza per la serie di obbligazioni e un’altra maggioranza per tutte le serie. Queste clausole tuttavia complicano la ristrutturazione. Il testo prevede pertanto che dal 1 ° gennaio 2022 a tutte le nuove obbligazioni si dovranno applicare solo delle “single-limb CACs”, che varranno per la totalità delle emissioni, fatto che per i creditori renderebbe più semplice raggiungere la maggioranza e quindi il fallimento dello Stato.

Tutto ciò per creare un quadro normativo minaccioso in funzione del mercato dei capitali, un avvertimento indiretto ma esplicito, in modo che essi “finalmente” prezzino un giusto premio al rischio per le obbligazioni emesse. A proposito: uno studio empirico di Eichengreen e Mody (2004) giunge alla conclusione che l’introduzione delle CACs per i paesi deboli determina un aumento dei tassi di interesse, e una riduzione dei tassi, invece, per quelli forti.

La discussione sulla codificazione normativa dell’insolvenza degli stati originariamente proveniva dal dibattito sui paesi in via di sviluppo, in quanto i paesi emergenti in piu’ occasioni sono stati interessati da una ristrutturazione del debito pubblico. Soprattutto perché avevano ceduto al “peccato originale”: emettere debito in valuta estera. I paesi industrializzati sviluppati, tuttavia, per le loro emissioni hanno sempre respinto tali leggi, gli Stati Uniti lo fanno ancora oggi. In Germania, lo stato e le sue istituzioni a lungo sono stati esentati dalla legge sull’insolvenza

Una legge sull’insolvenza ordinata degli stati, internazionalizzata a livello del FMI, viene ostinatamente bloccata gli Stati Uniti. Le CAC non rappresentano una procedura di insolvenza statale complessiva, ma una forma soft in un ambito extra-giuridico. Con un po ‘di fantasia, tuttavia, si puo’ immaginare quali potrebbero essere i prossimi passi del radicalismo di mercato all’interno del diritto UE, se i tedeschi dovessero riuscire ad affermarsi senza incontrare alcuna resistenza: l’introduzione e la progettazione di una procedura completa per l’insolvenza degli stati da applicare a maggioranza qualificata in seno al Consiglio europeo.

Educare il mercato dei capitali

Uno sguardo alla storia recente: i fanatici dell’ordoliberismo tedesco – ancora una volta – si sono fatti trovare pronti ai blocchi di partenza. Hanno fanno in modo che l’insolvenza di stato venisse proiettata sulla parete sin dalla prima fase della crisi greca. La gestione della crisi dovrà basarsi su “una partecipazione ai costi della crisi in maniera equa e sostanziale da parte del settore finanziario”, recitava la dichiarazione del Consiglio europeo del 7 maggio 2010. Durante la famigerata passeggiata di Deauville (fra Merkel e Sarkozy) nell’ottobre dello stesso anno questa proposta era stata poi perfezionata: la legge sull’insolvenza degli stati dovrà confluire nel quadro normativo europeo. Ancora una volta un francese si era fatto condizionare da un tedesco. E quando, su pressione tedesca, si è messa in pratica l’insolvenza di stato ordinando alla Grecia di andare dal parrucchiere per un “hair-cut”, era stato proprio un altro francese, l’allora capo della BCE Trichet, a ritenere che questa fosse una decisione catastrofica.

Ci aveva visto giusto. Pochi giorni dopo Deauville i mercati finanziari, infatti, hanno preso d’assalto l’Irlanda spingendo il paese sotto l’ombrello di protezione del fondo salva-stati, in seguito la stessa sorte è toccata al Portogallo. In seguito, nelle fasi di maggiore spavento, ci si è affrettati a sottolineare che l’hair-cut greco era stato un caso unico.

Nella letteratura giuridica, le leggi riguardanti l’insolvenza degli stati vengono trattate come un tentativo di mettere un po ‘d’ordine nelle relazioni fra creditori e debitori nel caso si presentino dei problemi di pagamento o delle inadempienze, anche nel tentativo di creare una maggiore razionalità per entrambe le parti, non necessariamente a spese del debitore.

Ciò può essere vero per i paesi in via di sviluppo e per quelli emergenti, ma il dibattito europeo sul diritto fallimentare degli stati ha un contesto e un quadro completamente diverso. L’insolvenza statale in questo caso è un altro piccolo ingranaggio nella macchina complessa e allo stesso tempo fragile dell’unione monetaria, un’altra rotella che dovrebbe rallentare la tendenza dei governi a fare nuovo debito. Nel primo decennio dell’unione monetaria, questo macchinario consisteva essenzialmente in un solo ingranaggio, la cosiddetta clausola di no-bail-out nel TFUE. Questo piccolo marchingegno non ha impressionato piu’ di tanto il mercato dei capitali, motivo per cui a tutte le obbligazioni europee si applicava lo stesso tasso di interesse, di fatto si praticavano gli Eurobond.

Nel frattempo i tedeschi si sono preoccupati di creare altri piccoli ingranaggi per rendere la macchina ancora più spaventosa agli occhi del mercato dei capitali: i memorandum d’intesa per i paesi sotto programma, compreso il bullismo della troika e delle istituzioni europee, il pareggio di bilancio in Costituzione, l’inasprimento del patto di stabilità, l’hair-cut greco, l’aggressione delle agenzie di rating, le società nazionalizzate ecc. Con il MES riformato e l’insolvenza statale incorporata verrà aggiunto un altro ingranaggio finalizzato alla soppressione del debito pubblico.

Gnomi da giardino nel fienile

Gli stati deboli sono occupati con le normative fallimentari e lasciano che le relative clausole siano aggiunte alle loro obbligazioni. Gli stati forti non ci pensano nemmeno lontanamente ad abbandonare una simile spazzatura di mercato così radicale. L’UE non è uno stato, quindi in qualche modo è un’istituzione ancora debole. A tale proposito, la discussione sull’insolvenza di stato contenuta nel MES è perfetta per l’UE – si potrebbe dire. Ma tutta questa spazzatura tipica del radicalismo di mercato, compresa l’implementazione dell’hair-cut greco, è stata introdotta nell’unione monetaria dagli gnomi da giardino tedeschi. Questa è una prima metà della luna.

L’altra metà della luna è dominata dalla seguente questione: di fronte a guerre commerciali, escalation di boicottaggi e a blocchi geo-economici fluidi come potrà l’euro restare una moneta riconosciuta e accettata a livello mondiale?. La semplice risposta è la seguente: funzionerà soltanto se gli gnomi da giardino tedeschi dediti alla regolamentazione si faranno da parte e lasceranno che la discussione economico-politica in Europa possa cambiare direzione: via dalla tendenza interna che spinge verso una guerra di logoramento contro il debito pubblico con l’unico obiettivo di instaurare una dittatura educativa finalizzata alla stabilità, verso invece una direzione esterna orientata ad un rafforzamento dello stato, possibile solo attraverso gli Eurobond.

I pochi studi critici sull’argomento presuppongono delle condizioni problematiche: da un lato un mercato dei capitali irrazionale ma dominante, dall’altro degli stati che vi si subordinano senza alcuna connessione.

In effetti, è vero che le regole e i regolamenti forniti dal radicalismo di mercato, come la sostenibilità del debito, le CACs e l’insolvenza statale mirano a simulare la sottomissione dello Stato nei confronti del mercato dei capitali. In effetti è cosi’ – lo si è visto nella piu’ recente crisi finanziaria del 2008 – ed è proprio quando si aprono delle voragini o degli abissi, che i mercati finanziari si affidano allo stato come ad un salvatore, come a una specie di prestatore di ultima istanza.

In situazioni normali i mercati dei capitali sono in parte irrazionali, ma in parte anche razionali. Nel primo decennio dell’unione monetaria, ad esempio, sul mercato dei capitali si riteneva – in maniera abbastanza razionale – che fosse impensabile per i principali attori dell’Unione monetaria esporre uno dei suoi membri a delle minacce esistenziali. Ecco perché si credeva all’ipotesi degli Eurobond. I rappresentanti degli stati, in particolare quelli tedeschi, hanno agito in maniera irrazionale intensificando la crisi greca. Le nuove obbligazioni con l’etichetta CAC e con il marchio “Attenzione al rischio!” non possono soddisfare le esigenze degli investitori sui mercati obbligazionari, i quali dovranno essere educati per riuscire ad entrare nel dettaglio delle nuove normative governative. Al contrario, sui mercati obbligazionari, oltre al rischio, sarà richiesto anche un certo livello di sicurezza. E gli asset di gran lunga più sicuri sono i titoli di stato emessi da uno stato forte e razionale. Per l’unione monetaria europea, questi sono gli Eurobond.

4 pensieri su “Perché il vero obiettivo del MES riformato è disciplinare i paesi debitori con lo spettro dell’insolvenza di stato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *